mercoledì 2 marzo 2011

Segnalazione convegno: Memorie disperse memorie salvate, organizzato dall'Archivio delle Donne in Piemonte, in collaborazione con la Casa della Resistenza e l'Archivio Storico di Verbania, 11 marzo, Verbania. Sesta edizione di un ciclo di convegni decentrati sul territorio piemontese che, sotto il titolo unificante “Memorie disperse memorie salvate”, intende raccogliere e valorizzare materiali documentari, ricerche, memorie e testimonianze di donne protagoniste della vita politica, sindacale, sociale, culturale nei diversi territori. Sul sito www.archiviodonnepiemonte.it sono consultabili il programma e i materiali relativi alle edizioni precedenti che si sono svolte a Torino, Torre Pellice, Perosa Argentina, Novara, Alessandria.

mercoledì 9 febbraio 2011

Domenica 13 - Condividiamo questo appello di Giancarla Codrignani

Abbiamo incontrato a Bologna Giancarla Codrignani. Ci ha fatto molto piacere vederci e riconoscerci. Lei ci ha mandato, poi, una mail di saluto molto carina e questo appello, che vorremmo condividere con voi:

"Care amiche che avete preso le distanze dalla manifestazione del 13 febbraio contro chi governa fuori dai principi di legalità, si pronuncia contro la Costituzione e la magistratura, rende indecorosa l'immagine dell'Italia all'estero; ma anche vilipende il corpo elettorale fatto al 52 % di corpi femminili e, a partire dal proprio, i corpi maschili, NON VI CAPISCO.

Se sono le donne le prime ad alzare la testa contro reati a danno di ragazze minorenni, che ancora possono ignorare le conseguenze di certe loro "scelte", perché questi distinguo? Se il problema è il perbenismo in relazione alla libertà di vendersi, spero che avrete la stessa indulgenza per i maschi delle istituzioni, in particolare quelli che siedono in Parlamento e che nelle conversazioni privato/pubbliche, perfino alla presenza di giornalisti, chiamano "zoccole" le loro colleghe di recente "elezione". E soprattutto per quelli che si prostituiscono per denaro - non con il loro corpo, perché il Presidente non è gay - passando da un gruppo all'altro e vendendo il proprio voto.

Mi dispiace che perdiate un'occasione di fare politica per una società migliore. Migliore per i due generi."

Giancarla Codrignani

venerdì 4 febbraio 2011

L'apppuntamento di domenica 13

Alle due e mezza in piazza Castello
sotto lo striscione bello
della tua enciclopedia!
(Spero tanto tu ci sia).


Sito per aderire e informarsi:
http://senonoraquando13febbraio2011.wordpress.com/

venerdì 28 gennaio 2011

Milano, 29 gennaio: l'Enciclopedia c'è!

Sabato, 29 gennaio, a Milano, in piazza della Scala, alla manifestazione che raccoglie l'appello “Mobilitiamoci per ridare dignità all’Italia”, l'Enciclopedia delle donne c'è, con uno striscione di 3 metri.

Ci vediamo lì alle ore 15.00.

Accorrete numerose!

Margherita e Rossana

domenica 23 gennaio 2011

Una lunga, lunga storia

Letteralmente le donne sono tutte puttane, perché puttana deriva da puta: ragazza. Come fra donna e donnaccia c’è solo una questione di grado. Tanto per dire che le parole contano, danno forma a certe idee, anche se quelle idee sono sbagliate.

Sì, ho bevuto un po’. Così le mie idee sono un po’ più chiare.
E’ una lunga lunga storia.

Per me è colpa di Platone e della chiesa Cattolica. Che si sono prodigati a dividere il corpo e l’anima.
Quindi: cominciare a non usare più la parola corpo, ma persona: cura alla persona vendere la persona comprare la persona. Un corpo vivo non è un contenitore di anima. il corpo è la mente è l’anima: quanto tempo ci vorrà perché questa convinzione faccia breccia ovunque?

Nel concetto di "martire" e "puttana" si opera la stessa separazione, arbitraria: quella nel dolore gioirebbe (? così dicono - questo è l’immaginario) l’altra lo venderebbe, ma cos’è questa carcassa che vendi, compri, sacrifichi?
Non è chi non veda che non è possibile separare. E allo stesso modo funziona la santificazione laica della puttana santa: totalmente separata dal corpo, sacrificata alla sua professione. Perché queste sulla strada stanotte mi paiono tutte sante, tutte delle eroine? al contrario delle ragazze di via Olgettina condominiali, protette e mantenute occupate a tenersi pronte, meno a rischio.

Il rischio opera anche su di me come un fattore di santità.
E del resto sentivo un uomo alla radio dire: d’accordo, ma quelli che si vendono le idee, mentalmente? Quelli che son pronti a vendersi per aver pagato il mutuo?
Vero. Uguali. Sullo stesso piano assolutamente.


Riflettere sulla prostituzione, sulla prostituzione come liberazione (fantastica Lidia Ravera: queste ragazze così pronte a contrattare sul prezzo, magnaccia di se stesse). Ricordo un libro che mi regalarono: Manuale dell’allegra battona; voleva essere provocatorio, parlava di come si spenna il pollo. Lea Melandri ha detto emancipazione perversa. Mah.
Riflettere sulla pornografia, sul linguaggio delle immagini: noi parliamo, analizziamo ma sui muri campeggia l’intimo più o meno raffinato, come in un diffuso boudoir. L’esempio, il modello. Se ci prendessimo la responsabilità del paesaggio che la società nel suo complesso produce? Diffondere immagini alternative, ecologia della comunicazione; fondamentale.
Dicevo: usiamo solo persona e non corpo.

Potenza della realtà: tutto questo appartiene da almeno trent’anni alla cultura televisiva, Boncompagni, le riprese sule ragazzine...Lo sapevo già che quella persona, le persone di cui si circonda il suo “immaginario”, quel modo veicolavano questi valori, eppure... Eppure la realtà opera uno scatto, un salto di qualità: sento il mio paese ribaltato dalla realtà e vorrei dire: mi sconvolge l’organizzazione, il condominio, le parole d’ordine, le bollette pagare dalla consigliera regionale. L’organizzazione, come ad Auschwitz, e spero mi verrà perdonata questa associazione, data la differenza inestimabile fra le persone divenute cose di uno e dell’altro caso.

C’è un curioso effetto collaterale di tutto questo caso sulla mia vita, sulla percezione. Per confronto in strada, tutte le persone “normali” mi appaiono migliori, eroiche, magnifiche, discrete nel portare in giro i loro sogni che non si vedono.

Potenza dei sogni e miseria di chi non ne ha. Queste di via Olgettina che parlano solo di soldi, che si mettono in fila mosse dai soldi, non dalla sopravvivenza, ma da tanti soldi, il più grande forse quello di diventare la nuova fidanzata del signor B.
Pensare a un vuoto di cultura, di futuro, di modelli, di politica, di ideali...tutto ragionevole, però mi stufa.
Vuoto di fantasia, di fantasticheria, di utopia, di immaginazione; e anche di senso del ridicolo, di umorismo... Ma non parlo di qualcosa di staccato dalla realtà, anzi; nell’utopia e nell’amore c’è lo stesso odore di poesia, di promesse di felicità, l’aria di una canzone, di un sorriso; risate con le amiche, immaginazioni di una vita futura. Gioie minute quotidiane assolute nelle quali si può camminare verso il futuro. Dove si impara a coltivare queste felicità e queste percezioni?

(rossana)

lunedì 29 novembre 2010

Sono passati esattamente otto giorni dalla serata al Circolo della Rosa, alla Libreria delle donne. Ho conservato nel cuore la bella sensazione e le tante parole hanno fatto la loro strada, e seminato pensieri. Nel frattempo gli studenti son saliti sui monumenti: loro lassù, noi qui a fare il nostro lavoro, vicini. Per me, per Margherita, è stata una serata importante. Abbiamo cercato a lungo i contatti con la Libreria, le intelligenze che l’hanno costruita, fucina di tanto lavoro. Ora c’è un tappeto di attenzione sul quale possiamo di nuovo incontrarci. Se all’Enciclopedia arriveranno da lì ulteriori apporti di quella conoscenza in forma di voci - come già è avvenuto per Marirì Martinengo (che ringrazio veramente per l’invito e le parole così fresche che ha voluto dedicarci), e poi per Laura Minguzzi e Donatella Massara, sarà ancora più bello.
Per non perdere la presa su quei pensieri volevo appena tracciare dei gruppi di questioni emerse - solo qualcuno: avremmo potuto parlare per giorni!
Alcune note sono mie, altre mi sono state inviate, riferite e le voglio raccogliere.

1) Invito numero uno. Rendere più esplicito e diretto il legame fra chi scrive e la sua scelta, la sua invitata; noi abbiamo inserito questo nei criteri di stesura della voce, perché è l’unica strada per render ragione del fatto che una persona entri e un’altra no. Qualcosa di molto diverso dalla “par condicio” - principio che pesa in una opera come “Italiane”: lì ognuno portava le “sue” donne, in una logica anche di schieramento, per cui apparivano tutte “buone”, eroiche, “degne” di essere illustri, “a pari merito”. Nel nostro caso il legame dunque potrà essere il desiderio, come lo ha chiamato Marirì, o come mi ha scritto Giuliana Chiaretti, una forma di gratitudine che diviene riconoscimento; o ancora, il sentire come talmente estraneo un percorso da renderlo degno di studio e comprensione.

2) Altra raccomandazione: render ragione delle relazioni che descrivono una vita. Un biografia femminile si scrive sempre tenendo conto di questa trama. Anche questa istruzione è nei “criteri” dell’enciclopedia, anche perché è un modo utile di seminare indizi, di gettare il sasso avanti e indicare altri nomi, altre storie da conoscere. Non riguarda però solo le donne, riguarda tutte le figure che in forma di affetti, legami, condizionamenti, disegnano la rete entro cui si scrive una biografia, qualunque biografia degna di questo nome. E’ il contrario della storia per protagonisti, un insieme di silouette senza consistenze, sorpassata metodologicamente da molti decenni.

3) La questione delle donne viventi posta da Luisa Muraro, sulla quale poi ci siamo capite. Mi ha scritto Giuliana Chiaretti:
le storie di donne viventi sono storie del presente o del recente passato ci parlano dell'oggi, dei cambiamenti, dell'avvicendamento generazionale: storie contemporanee, come quella di Francesca Recchia (in preparazione) analoga a quella di molte altre giovani donne di oggi, "globali", migranti, multiculturali, non eurocentriche e anche in parte "esuli".

Vogliamo riflettere queste esperienze - che solo qualche volta esitano a dei risultati, ma sono, come biografie, interessantissime e nell’enciclopedia divengono esempi di ricerca personale, ai quali diamo valore. Aggiungo poi: le donne viventi qui raccontate possono cambiare la vita di giovani donne, che possono conoscerle, leggerle, cercarle, oggi. Mi ha scritto Carla Stampa:
Guardavo ogni tanto i ragazzini alla mia destra su una panca contro il muro, e la nuca dell'uomo davanti a me (l'unico)- ma erano almeno due!-...Se mi fosse stato chiesto un parere, non avrei saputo che dire.
Ecco, dobbiamo farci ascoltare e ascoltare, e anche accettare altri modi di raccontare, forse meno consapevoli e “coerenti”. Ma con i quali desideriamo dialogare assolutamente: esserci, per tutti.

E infine un pensiero che sento essenziale, fondante e che forse - e Mariateresa Fumagalli mi ha espresso questa perplessità - non è uscito con la dovuta rilevanza. Ho accennato nella mia presentazione alla somiglianza dell’enciclopedia a un romanzo corale. Ma avrei dovuto sottolineare una doppia coralità: nel senso di ciò che descrive ( l'insieme delle tante biografie che raccoglie) quanto nel senso di ciò che “la scrive”, cioè il gran numero di autrici e autori. L’Enciclopedia non parla con voce unanime, mai. Tanto che ciascuna voce è firmata. L’Enciclopedia raccoglie autrici e autori delle provenienze e competenze più disparate, e anche chi vuole studiare per l’occasione, per raccontare una donna che gli è cara. Noi non ricondurremo mai ciò che riceviamo a un linguaggio omologato o a una visione unitaria. Autrici e autori come recita anche il nostro copyright restano i proprietari delle proprie voci anche in senso di responsabilità – che naturalmente volentieri condividiamo con loro, quali promotrici del progetto generale nel momento in cui pubblichiamo.

Per parte mia , ripensando anche alla idea di storia di cui ci ha domandato Marirì, ho pensato: ... Se lo Specchio delle Dame vuole esser tale, deve riportare al qui e ora quelle donne dal passato e dal presente, rendere possibile un dialogo non di verità o di idee già pronte, ma raccontarne le vicende, senza banalizzarle, senza semplificare, senza imporre delle cornici troppo forti su una biografia, lasciare che essa parli da sola, per quello che dice e anche per quello che non dice o non può dire...

Di cose da dire,io, ne avrei ancora tante e una sporta. Ma non voglio annoiare. Ma l’Enciclopedia deve parlare da sé. Dovremo essere in grado di farla parlare.
Concretamente, dato che stiamo già costituendo una nostra piccola biblioteca, L’Enciclopedia si abbona a “via Dogana” storica rivista; e in più Margherita e io vogliamo la tessera del Circolo della Rosa, per frequentare un posto dove abbiamo voglia di incontrare e dare appuntamento alle tante voci dell’Enciclopedia.

domenica 14 novembre 2010

Le lavoratrici OMSA

Abbiamo ricevuto in redazione questo appello e vorremmo condividerlo con le nostre lettrici e i nostri lettori. Seguiremo la lotta delle lavoratrici OMSA e ci associamo al boicottagio dei marchi di seguito citati:

Lo stabilimento OMSA di Faenza (RA) sta per essere chiuso, non per mancanza di lavoro, ma per mettere in pratica una politica di delocalizzazione all'estero della produzione per maggiori guadagni.

Il proprietario dell'OMSA, il signor Nerino Grassi, ha infatti deciso di spostare questo ramo di produzione in Serbia, dove ovviamente la manodopera, l'energia e il carico fiscale sono notevolmente più bassi.

Questa decisione porterà oltre 300 dipendenti, in maggior parte donne e non più giovanissime, a rimanere senza lavoro. Le prospettive di impiego nel faentino sono scarse e le autorità hanno fatto poco e niente per incentivare Grassi a rimanere in Italia o per trovare soluzioni occupazionali alternative per i dipendenti, salvo poi spendere fiumi di parole di solidarietà adesso che non c'è più niente da fare.

Da giorni le lavoratrici stanno presidiando i cancelli dell'azienda, al freddo, notte e giorno, in un tentativo disperato di impedire il trasferimento dei macchinari, (tentativo documentato anche da Striscia la Notizia sabato scorso, ma ad onor del vero il servizio è stato brevissimo e piuttosto superficiale).

In Italia non sembrano esistere leggi che possano proteggere i lavoratori dall'essere trattati come mere fonti di reddito da lasciare in mezzo a una strada non appena si profili all'orizzonte l'eventualità di un guadagno più facile.

Le lavoratrici OMSA invitano tutte le donne ad essere solidali con loro, boicottando i marchi: Philippe Matignon - Sisi - Omsa - Golden Lady - Hue Donna - Hue Uomo - Saltallegro - Saltallegro Bebè - Serenella

e vi sarebbero grate se voleste dare il vostro contributo alla campagna, anche solo girando questa mail a quante più persone potete se non altro per non alimentare l'indifferenza.

Le lavoratrici OMSA ringraziano quindi per l'aiuto e il supporto che vorrete dargli quali ennesime vittime di una legislazione che protegge sempre più gli interessi unicamente lucrativi degli imprenditori che non la vita e la condizione lavorativa dei dipendenti.